Non è detto che i naufragi non lascino più nulla. Magari restituiscono cose differenti.
Prendiamo il Vasa. Un galeone, certo, tronfio e pesante, vele immense e polene maestose. Progettato per la gloria del re e della nazione, salpato tra trombe e festoni. E subito affondato, come nelle comiche, a pochi metri dal porto.
Fine della gloria. Fischi e vergogna.
Poi, secoli di oblio. Infine l’hanno ritrovato. Recuperato. Gli hanno messo un museo intorno. E ora è pieno di bimbi che guardano la coffa con il naso all’insù, felici. Le assi impregnate di sale, i pennoni alti, qualche traccia di vernice, cordami e palle di cannone. E’ un posto bello. Dove i bambini faticano a tenere la mano degli adulti.
Ecco, un naufragio può anche trasformarsi in questo. Sale lasciato sulla pelle, ma che non brucia.