La manifestazione di piazza a Baghdad sembra una delle nostre. Un po’ di gente da una parte, cartelli e slogan. I celerini dall’altra, una fila orizzontale con scudi e manganello. Poi noti la scritta su quegli scudi: su tutti è scritto “police“. E il senso traballante di un mondo in cui anche ciò che è serio, finanche drammatico, ha una nota grottesca, ti si impone nel profondo degli occhi.
Al Jazeera, ieri sera.
Il prossimo treno si preannuncia all’insegna del nuovo “Nemesi” di Roth (ma quanto scrive, Roth?). Spero solo non faccia come al solito: partenza sublime e poi a calare, con tanto di finale che lascia un senso di incompletezza, di insoddisfazione.
Ieri sera ho annotato una frase che chiude una lettera della Weil. L’ho riletta tre volte e poi l’ho trascritta: “Perchè per gli altri in qualche modo io non esisto, sono color foglia morta, come certi insetti“. Poi ho spento la luce.
Oggi il carnevale ha il sapore dello zucchero filato e delle crepes alla nutella. Con nugoli di bimbi mascherati sparpagliati tra gli spazi immensi di un centro giovanile d’altri tempi, che sembra uscito da un racconto di Guareschi. Nel freddo, respiro un po’ di questa atmosfera retrò: mi piace. Mi piacciono i tanti spiderman, le decine di principesse, gli sparuti leoncini o draghetti o le api (alcuni travestimenti sono inevitabile appannaggio dei minuscoli, inconsapevoli). Ci sono mamme e papà che ostentano scioltezza e a fine serata hanno l’aria distrutta dei reduci. La stessa che ho io, temo. Ma non me ne dispiaccio.