Apr 15

È nostro questo cielo d’acciaio che non finge

Eden e non concede smarrimenti,

è nostro ed è morale il cielo

che non promette scampo dalla terra,

proprio perché sulla terra non c’è

scampo da noi nella vita.

 

Pagliarani

 

Nov 27

Mi piacerebbe di me dimenticarmi,
e camminare, e respirare per te,
essere come i ragazzi che quando li prende il sole
si lasciano seminare dove lui vuole,
e mai ritrovarsi, e non più capire di me stesso,
ma essere gioioso dell’aria che mi attira
là dove la vita si pensa vivere.

Franco Loi – Me piasaríss de mí desmentegâss

Nov 20
sonetti ferroviari
icon1 paolo | icon2 versi | icon4 11 20th, 2011| icon3No Comments »

Luci fioche ombreggiano stazioni incustodite
neon balbettanti spingono nel vuoto il vuoto
e soffiano respiro nei contorni bruschi delle nostre vite:
ansie di estasi, abbandoni, mantra pendolari, om e loto.

Caravelle sparse verso mondi inesplorati
vagoni incatenati l’uno all’altro, plastiche sbeccate
dimensioni inaudite, filosofie sublimi, amor fati
apparenze di sollievi prese a nolo e poi pagate a rate.

Capolinea il desiderio sul sedile, affrettandoti alla porta
le chiavi, senti?, pulsano metalliche sul fondo della tasca
Muore il cigolio della frenata e il suo arrestare è ciò che importa

Nulla è più irreale della memoria del tuo prima
un attimo che è stato, luminescenza antica di minuzie
il tuo smarrirti in piedi, e nella cruna ingarbugliata non infilar la cima.

Nov 20
gualtieri
icon1 paolo | icon2 letture | icon4 11 20th, 2011| icon3No Comments »

Ma se non ci fosse il cielo diurno o quello
stellante cielo se. Come bruchi
noi allora, come fiori schiacciati
nei libri.

Oct 5

Ma dobbiamo continuare
   come se
      non avesse senso pensare
         che s’appassisca il mare

Sep 16
For This
icon1 admin | icon2 letture | icon4 09 16th, 2011| icon3No Comments »

If I’ve reached for your lines (I have)
like letters from the dead that stir the nerves
dowsed you for a springhead
to water my thirst
dug into my compost skeletons and petals
you surely meant to catch the light:

-at work in my wormeaten wormwood-raftered
stateless underground
have I a plea?

If I’ve touched your finger
with a ravenous tongue
licked from your palm a rift of salt
if I’ve dreamt or thought you
a pack of blood fresh-drawn
hanging darkred from a hook
higher than my heart
(you who understand transfusion)
where else should I appeal?

A pilot light lies low
while the gas jets sleep
(a cat getting toed from stove
into nocturnal ice)
language uncommon and agile as truth
melts down the most intractable silence

A lighthouse keeper’s ethics:
you tend for all or none
for this you might set your furniture on fire
A this we have blundered over
as if the lamp could be shut off at will
rescue denied for some

and still a lighthouse be


Adrienne Rich

Nov 12

Quando misuro il silenzio delle tue spalle

accosto il metro delle scapole vive

al desiderio di ciò che è stato ieri

non ne respiro che un’ombra, un’assenza

l’incrocio dei capelli sulla tua macchia calda

Ed il mio corpo vano

Jul 7
Chlebnikov
icon1 admin | icon2 apolide | icon4 07 7th, 2010| icon3No Comments »

Poco, mi serve.
Una crosta di pane,
un ditale di latte,
e questo cielo
e queste nuvole.

Jan 30
Celan
icon1 paolo | icon2 schegge | icon4 01 30th, 2010| icon3Comments Off

Ich bins, ich,
ich lag zwischen euch, ich war
offen, war
horbar, ich tickte euch zu, euer Atem
gehorchte, ich
bin es noch immer, ihr
schlaft ja.

Io, sono io,
io stavo fra voi, io ero
aperto, ero
udibile, io ticchettavo a voi, il vostro respiro
obbediva, io
lo sono ancora, ma
voi dormite.

Jun 28

E’ uscita pochi giorni fa per Minimum Fax. S’intitola IL FUTURO NON E’ PIU’ QUELLO DI UNA VOLTA e come al solito la traduzione (eccellente) e’ di Damiano Abeni.

Intanto, copio e incollo una vecchia cosa di Strand, sempre nella traduzione di Abeni.

Cos’era

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscuritò del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di sè descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in sè, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perchè, e solo perchè, essendo stato, era�

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)

p.s. Ho anche preparato una piccola pagina dedicata a Strand, dove e’ possibile ascoltare la voce dell’autore che legge questa poesia.

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