Internet e’ il regno delle password. Ho gettato un occhio alla directory che contiene il file dove annoto tutte le mie coppie username / password.
20 Kb di documento di testo ascii puro. 20Kb. Una pazzia.
Ho la password di Flickr e quella di Google, quella di Libero e quella della compagnia Low-cost, quella del sito A e quella del portale Z. E se ieri la situazione era seccante, oggi, in epoca di web 2.0, il grottesco sfocia nell’allucinante.
Dicono che ci pensera’ la biometria. La biometria?
Il fenomeno che piu’ mi inquieta, a essere sincero, e’ il successo di Flickr.
Metto le mie foto di compleanno o quelle del mio cane in un posto dove chiunque potrebbe vederle (presumibilmente per sbaglio). Perche? Narcisismo? Moda? Ansia di apparire a video in un luogo pubblico? E poi, questa cosa dei tag. Identificare le cose attraverso dei marcatori (un sostantivo, un aggettivo).
I tag? Idea geniale, quella di ridurre la complessita’ di una descrizione all’uso di tag. Da raggruppare in nuvolette per mostrare quelli piu’ usati (sempre quelli piu’ banali, ovviamente). La chiamerei un’ utile riduzione dell’attivita’ cerebrale.
E poi i nomi dei siti piu’ alla moda… Technorati…si puo’ immaginare un nome piu’ idiota? Forse deli.cio.us (non mi ricordo mai dove stanno i punti).
Ma io li provo tutti, ci sprofondo dentro. Voglio vedere fino a che punto posso arrivare. Metto gli annunci di AdSense sulle pagine, magari guadagno qualcosa (ad oggi, 25 centesimi di dollaro, per la precisione) provo Ajax e inzeppo di Javascript il codice.
Oggi un parente mi ha raccontato di aver fatto un viaggio in Croazia con un amico veneto spaventato a morte. Dopo aver letto per anni delle foibe su Il Giornale e’ convinto che la Croazia sia l’ultimo baluardo titino. La Croazia. Ha chiesto ad una signora come si vive oggi in quel paese. La signora ha risposto che suo marito (un viticoltore) lavora molto di piu’ per portare a casa quello che guadagnava prima. Il tizio e’ uscito sibilando: (testuale) Cosi’ impara finalmente quella troja a lavorare.
Piu’ o meno in questi giorni cade l’anniversario della morte di Karl Kraus. Tendendo l’orecchio, il rumore che sale e’ sempre quello di un oceano di fango.