Jul 30
un anno fa, in attesa di un aereo
icon1 paolo | icon2 (De)Mens | icon4 07 30th, 2008| icon3Comments Off

Mi accartoccio sul metallo del sedile, nello stanzone dell’aeroporto. Il mio ridicolo essere guarda i fosfori dello schermo, inseguendo parole, descrizioni che non arrivano. Cosa ci rende all’improvviso felici, cosa ci stringe la gola? Quale neurorecettore, quale mappa di connessioni tra neuroni ci rende sensibili al muoversi di una foglia, al gesto di un altro essere?
Attendo, e ascolto. Riempio le orecchie di suoni. Ma chi e’ che riempie le orecchie di suoni? Se ti vedi riflesso e ti riconosci da fuori, eppure non ti corrispondi, cosa significa questo? Cosa comunichiamo quando comunichiamo un nostro “stato”? Quale garanzia abbiamo circa l’interpretazione del sentire altrui? Esiste davvero un altro? Perche’ il reverendo Berkeley sbaglia?
Quando mi vedi, quando guardi me, cosa vedi? Quando ti guardo e ti vedo, chi e cosa in realta’ vedo? La mia rappresentazione mentale del mondo quale valore ha? Cosa e’ in realta’? Il mistero di vedersi e riconoscersi. Una parte del cervello opera questa funzione, lo so. Se subisco un danno cerebrale e vedo l’altro, l’osservo e non lo riconosco, quale sara’ il mio mondo?
Sole sulla pista, la pancia dell’aeromobile che mi attende, per inghiottirmi. Ascolto i Fugazi. I nostri riti, quelli della socialita’. Esiste un codice comune? Quanto di acquisito? Tutto? Quasi tutto?
Non riesco a non sentirmi individuo. Quale individuo penso di essere? E quale individuo sono? Chi puo’ stabilirlo? Ha un senso questa domanda? Hanno senso le domande?