Oct 5

Ma dobbiamo continuare
   come se
      non avesse senso pensare
         che s’appassisca il mare

Oct 4
Brodskij
icon1 paolo | icon2 arti (e parti), letture | icon4 10 4th, 2011| icon3No Comments »

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

 

Sep 16

Sean Penn’s episode from 11 09′ 01″ movie

Sep 16
For This
icon1 admin | icon2 letture | icon4 09 16th, 2011| icon3No Comments »

If I’ve reached for your lines (I have)
like letters from the dead that stir the nerves
dowsed you for a springhead
to water my thirst
dug into my compost skeletons and petals
you surely meant to catch the light:

-at work in my wormeaten wormwood-raftered
stateless underground
have I a plea?

If I’ve touched your finger
with a ravenous tongue
licked from your palm a rift of salt
if I’ve dreamt or thought you
a pack of blood fresh-drawn
hanging darkred from a hook
higher than my heart
(you who understand transfusion)
where else should I appeal?

A pilot light lies low
while the gas jets sleep
(a cat getting toed from stove
into nocturnal ice)
language uncommon and agile as truth
melts down the most intractable silence

A lighthouse keeper’s ethics:
you tend for all or none
for this you might set your furniture on fire
A this we have blundered over
as if the lamp could be shut off at will
rescue denied for some

and still a lighthouse be


Adrienne Rich

Sep 7
On a good day
icon1 paolo | icon2 musica | icon4 09 7th, 2011| icon3No Comments »

Hey hey hey, the end is near!
On a good day,
you can see the end from here.
But I won’t turn back, now,
though the way is clear;
I will stay for the remainder.

I saw a life, and I called it mine.
I saw it, drawn so sweet and fine,
and I had begun to fill in all the lines,
right down to what we’d name her.

Our nature does not change by will.
In the winter, ’round the ruined mill,
the creek is lying, flat and still;
it is water,
though it’s frozen.

So, ‘cross the years,
and miles, and through,
on a good day,
you can feel my love for you.
Will you leave me be,
so that we can stay true
to the path that you have chosen?

Jul 31
io sono qui
icon1 admin | icon2 immagini | icon4 07 31st, 2011| icon3No Comments »
Untitled by p.gironi
Untitled, a photo by p.gironi on Flickr.

May 9
la prossima volta
icon1 paolo | icon2 family room | icon4 05 9th, 2011| icon3No Comments »

La prossima volta che pensi che a un oggetto come a una cosa di cattivo gusto, il mio consiglio è: guardagli attraverso.
Attraverso il vetro del cavallino di Murano che Alice mi ha regalato con orgoglio, felice di avermi portato una cosa bella dalla sua prima gita, ho scorto un mondo radicalmente diverso dal mio, e tanto più luminoso. Lo stesso mondo magico dove la luce è scomposta da prismi in raggi colorati, in cui anch’io ho vissuto, mille anni fa. Ho provato una tenerezza che mi ha lasciato intontito, senza respiro.
Ho portato anch’io un tempo un cavallino così dalla gita a Venezia. Anche al mio si è rotta una zampa in corriera. Anche al mio è stato riservato un posto in un mobiletto, e alla mia testa una carezza.
Ho finito di incollare la zampa con la colla a caldo: come nuovo.
Tutti i miei oggetti sono zero, aspettano solo la ruggine per poter tornare a essere qualcosa.
Ho solo questo cavallo a parlarmi della vita vera, quella degna di essere vissuta.
E’ per proteggerci dalla perdita di uno sguardo, che chiamiamo questi oggetti di cattivo gusto.

May 9

159. As children we learn facts; e.g., that every human being has a brain, and we take them on trust. I believe that there is an island, Australia, of such-and-such a shape, and so on and so on; I believe that I had great-grandparents, that the people who gave themselves out as my parents really were my parents, etc. This belief may never have been expressed; even the thought that it was so, never thought.

159. Da bambini impariamo certi fatti, per esempio che ogni uomo ha un cervello, e li accettiamo fiduciosamente. Io credo che esiste un’isola, l’Australia, che ha questa determinata configurazione così e così, e via dicendo; io credo di aver avuto dei bisnonni, e che le persone che si facevano passare per miei genitori fossero davvero i miei genitori, ecc. Può darsi che questa credenza non sia mai stata espressa, e addirittura il pensiero, che le cose stanno davvero così, non sia neppure mai stato pensato.

Apr 21

Mentre cadevo a terra, dopo aver inciampato come un idiota contro la zampa di un dondolo, ho pensato di non voler cadere. Ho chiesto al mio corpo di non cadere, ma la gravità è più forte del nostro pensiero, a giudicare dalle escoriazioni. Ho pensato un mucchio di cose, mentre scivolavo. Bergson non aveva tutti i torti dopotutto. Ho notato che la scarpa destra aveva un piccolo buco, che la cancellata ha bisogno di una mano di vernice perchè sta affiorando la ruggine; che se proprio si deve cadere, di spalla è meglio. E poi, un raggio di sole mi ha impedito di spalancare bene gli occhi, e sotto le palpebre semiabbassate ho avvertito una sensazione di caldo.

Apr 13

Ogni tanto capita di trovare i cinque minuti in cui infilare quattro parole a caso, da buttare lì sulla tastiera. Perchè il vetro davanti agli occhi restituisce le montagne con chiazze di sole. Perchè le nuvole sono tante, e di varia foggia, e i pensieri pochi, fortunatamente pochi. Mi piacciono i fiori di campo nella brocca. Cerco con lo sguardo le piante nei vasi che crescono, lentamente crescono. Gli steli del prezzemolo si piegano verso la luce. Attendo il momento del caffè. Sistemo fogli e sbrigo noiosità di lavoro. Il tempo inutile del lavoro, sottratto all’impastare il pane e al rincalzare le piante. Quello tolto dagli uffici ululanti o sbadiglianti alle biglie sul tappeto con la masnada sudata dei bimbi, e ai libri. Libri di lepri in fuga e di garibaldi non feriti, storie di berlino e uomini appassionati di piante e uccelli. Sfioro con il pensiero le solitudini misteriose che ho vicino. Attendo di vedere il nuovo film di Moretti, e di amareggiarmi. Rifletto pochi secondi sull’ultimo libro di Eco, su quel cattivissimo protagonista – un concentrato di orrore – che poi riassume in sè tutti i vizi degli sventurati italiani, razza dannata. Mi riprometto come sempre di scegliere solo stranieri, inglesi in primis, come compagni di viaggio nelle letture. E aspetto con le narici attente il profumo del caffè che non dovrei bere, mentre fingo attenzione e nobile contegno per la questione economica del giorno.

 

 

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