Ci sono gradi differenti dell’assenza
il vuoto sordo delle spalle a sollevarsi ed abbassarsi
le parole che spingono sul ciglio del burrone.
Come nell’acqua di Vigo il fantasma della donna
agita i veli e lentamente si dimena
così balbetto il tuo nome e il mio
nel vuoto che mi inscrive nel suo cerchio.
Io ho paura, penso
ho paura.
E cos’è questo schiacciarsi in testa
un’abbuffata di ricordi (tu)
oppure il desiderio mai sopito (io)
di cancellare, fare spiazzi
disegnare radure e tane,
buche di struzzi
bunker e fughe vane.
E’ la presenza di un’assenza
la crocefissione ferroviaria
il torto ripagato in mente
la notte che prende
una sua biforcazione
e ti accompagna
dentro il tuo sonno inesorabile
lasciandomi a un vegliare isterico
croda di pianura
sete senza l’acqua.
