Oct 22
Adesso c’è
icon1 paolo | icon2 versi | icon4 10 22nd, 2011| icon3No Comments »

Ci sono gradi differenti dell’assenza
il vuoto sordo delle spalle a sollevarsi ed abbassarsi
le parole che spingono sul ciglio del burrone.
Come nell’acqua di Vigo il fantasma della donna
agita i veli e lentamente si dimena
così balbetto il tuo nome e il mio
nel vuoto che mi inscrive nel suo cerchio.
Io ho paura, penso
ho paura.
E cos’è questo schiacciarsi in testa
un’abbuffata di ricordi (tu)
oppure il desiderio mai sopito (io)
di cancellare, fare spiazzi
disegnare radure e tane,
buche di struzzi
bunker e fughe vane.
E’ la presenza di un’assenza
la crocefissione ferroviaria
il torto ripagato in mente
la notte che prende
una sua biforcazione
e ti accompagna
dentro il tuo sonno inesorabile
lasciandomi a un vegliare isterico
croda di pianura
sete senza l’acqua.

Oct 18

mi appresto a fare cose tipo digitare su di un computer delle stringhe che dovrebbero essere un lavoro. Ma ho impastato la farina con il lievito, e in cucina qualcosa di vivo sta accadendo. Quando l’assurdità dell’intorno si fa cerchio chiuso, perimetro che ti racchiude, solo l’atto di impastare ti permette di forare la guaina, di passare al di là, per un poco. Perchè il pane è cosa viva che lavori con le tue dita e si fa massa elastica, dormiente all’apparenza e poi viva. Perchè quella massa odora di birra e di caldo, ed è poi polpa giallognola che spezzi con le mani e dai ad altri, che la portano dentro di sè. E’ frutto di terra e delle tue dita, è odore di risveglio e promessa di coperta calda. E’ un senso, un’ancora, un frutto. Digito stringhe, ascolto nel silenzio qualcosa che cresce.

Oct 17

Aprendo la scatola della stampante da installare al conoscente, mi sono ferito un dito, solo due gocce di sangue, nulla.
Non è stato come ieri, quando il dito me lo sono ferito con la corda della chitarra. La punta dell’indice, strappando troppo il cantino, penso. Ci si prova, mi ripeto che ci si prova. I giorni sono belli anche con le tasche vuote, i capelli radi e in disordine, le mani inutili. Guardi gli altri e pensi che il loro agire ha un valore stabilito, anche il loro non agire, anche l’agire stupido, mentre il tuo tempo non ha un equivalente in moneta. Forse il tempo ha un sapore diverso, così. Forse la gratuità del tagliarsi le dita strimpellando è qualcosa che vale. Ieri sera mi sono quasi strozzato nel gorgheggio, inseguendo, io così stonato, tim buckley e chissa chi altro.
Un tempo i giovani aspettavano nelle piazze di Londra, Madrid, New York il disco nuovo di Springsteen o Marley. Oggi fanno code la notte per l’iphone. Lo ha scritto Kusturica nel libro bello uscito da poco e letto clandestinamente, a pezzi, senza pagare il dazio. Il tempo è anche questo passare di cose amate, sostituite da oggetti. La punta delle mie dita è callosa, le mani sono rotte. Io non ho valore di mercato, e sono vivo. Le mie dita sono tagliate, ruvide, vive ancora.

Oct 5

Ma dobbiamo continuare
   come se
      non avesse senso pensare
         che s’appassisca il mare

Oct 4
Brodskij
icon1 paolo | icon2 arti (e parti), letture | icon4 10 4th, 2011| icon3No Comments »

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

 

Sep 16

Sean Penn’s episode from 11 09′ 01″ movie

Sep 16
For This
icon1 admin | icon2 letture | icon4 09 16th, 2011| icon3No Comments »

If I’ve reached for your lines (I have)
like letters from the dead that stir the nerves
dowsed you for a springhead
to water my thirst
dug into my compost skeletons and petals
you surely meant to catch the light:

-at work in my wormeaten wormwood-raftered
stateless underground
have I a plea?

If I’ve touched your finger
with a ravenous tongue
licked from your palm a rift of salt
if I’ve dreamt or thought you
a pack of blood fresh-drawn
hanging darkred from a hook
higher than my heart
(you who understand transfusion)
where else should I appeal?

A pilot light lies low
while the gas jets sleep
(a cat getting toed from stove
into nocturnal ice)
language uncommon and agile as truth
melts down the most intractable silence

A lighthouse keeper’s ethics:
you tend for all or none
for this you might set your furniture on fire
A this we have blundered over
as if the lamp could be shut off at will
rescue denied for some

and still a lighthouse be


Adrienne Rich

Sep 7
On a good day
icon1 paolo | icon2 musica | icon4 09 7th, 2011| icon3No Comments »

Hey hey hey, the end is near!
On a good day,
you can see the end from here.
But I won’t turn back, now,
though the way is clear;
I will stay for the remainder.

I saw a life, and I called it mine.
I saw it, drawn so sweet and fine,
and I had begun to fill in all the lines,
right down to what we’d name her.

Our nature does not change by will.
In the winter, ’round the ruined mill,
the creek is lying, flat and still;
it is water,
though it’s frozen.

So, ‘cross the years,
and miles, and through,
on a good day,
you can feel my love for you.
Will you leave me be,
so that we can stay true
to the path that you have chosen?

Jul 31
io sono qui
icon1 admin | icon2 immagini | icon4 07 31st, 2011| icon3No Comments »
Untitled by p.gironi
Untitled, a photo by p.gironi on Flickr.

May 9
la prossima volta
icon1 paolo | icon2 family room | icon4 05 9th, 2011| icon3No Comments »

La prossima volta che pensi che a un oggetto come a una cosa di cattivo gusto, il mio consiglio è: guardagli attraverso.
Attraverso il vetro del cavallino di Murano che Alice mi ha regalato con orgoglio, felice di avermi portato una cosa bella dalla sua prima gita, ho scorto un mondo radicalmente diverso dal mio, e tanto più luminoso. Lo stesso mondo magico dove la luce è scomposta da prismi in raggi colorati, in cui anch’io ho vissuto, mille anni fa. Ho provato una tenerezza che mi ha lasciato intontito, senza respiro.
Ho portato anch’io un tempo un cavallino così dalla gita a Venezia. Anche al mio si è rotta una zampa in corriera. Anche al mio è stato riservato un posto in un mobiletto, e alla mia testa una carezza.
Ho finito di incollare la zampa con la colla a caldo: come nuovo.
Tutti i miei oggetti sono zero, aspettano solo la ruggine per poter tornare a essere qualcosa.
Ho solo questo cavallo a parlarmi della vita vera, quella degna di essere vissuta.
E’ per proteggerci dalla perdita di uno sguardo, che chiamiamo questi oggetti di cattivo gusto.

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