Mar 4
il lungo giorno comincia
icon1 paolo | icon2 luce | icon4 03 4th, 2011| icon3No Comments »

e tutto quello che scivola attorno si muove con lentezza. Gli abbracci morbidi e le fatiche minime. Tutte le parole trattenute nel respiro e il calore che inalo e custodisco nella macchia calda del letto. Il paese livido che non è il mio. Il sole che mi soffia in faccia e mi porta nelle palpebre abbassate colori in arrivo sui prati. Pause caffè o the’ oppure di sole parole. Il desiderio di cucinare biscotti. Telefonate e mail di finto lavoro. L’incertezza per domani, ma domani chissà. Isolarsi dalle radio che idiotizzano o fanno cinici, secchi dentro. Guardare krishna e la croce, e pascal che gioca a dadi dopo averli truccati. I token ticchettano e si desincronizzano. Le operatrici dei call-center di ditte milanesi parlano in sardo e pensi che hanno quell’incanto la’ fuori e sono lì dentro. E vorresti dir loro: fuori tutti. Amo il terrazzino un metro per tre con il rosmarino che annaspa ma ancora vive, malgrado il freddo pungente. Lo cimo con delicatezza, sarà aroma di una nuova focaccia. I giochi su cui inciampo imprecando. Zorro con il braccio rotto e il pensiero di quale sarà la colla giusta da usare. Le tasche senza soldi. I francobolli ritagliati da amici e parenti. I capelli bianchi e il giornale di ieri ancora da leggere. Il giorno scorre, oppure non è mai cominciato, o forse ho vissuto già tutta una vita.

Mar 3
con le mie dita
icon1 paolo | icon2 luce | icon4 03 3rd, 2011| icon3No Comments »

Il pane che oggi spezzo lo hanno fatto le mie dita. Il sorriso dei bimbi qui attorno l’ho provocato con una parola e un gesto. Due buchi sul muro, un filo teso a sostenere una tenda. Polvere e rumore premiati da un bacio leggero. Eccomi qui, con gli occhi che non mettono a fuoco, a cercare di trattenere il bene che mi scalda. Fuori è freddo, non importa. Lascio scivolare gli occhi sulle parole che rimano e mi appiccicano i pensieri.

Mar 1

Simone Weil nei Quaderni: “Il nostro peccato consiste nel voler essere, e il nostro castigo è credere di essere. L’espiazione sta nel non voler più essere; la salvezza nel vedere che non siamo”.

In qualche modo, questa è un’annotazione decisiva. In altri termini: questa frase, nella sua icasticità, tocca un punto che è realmente importante. Gira attorno all’inesprimibile, delimitandone i bordi.

Sep 28
bianco su bianco
icon1 admin | icon2 luce | icon4 09 28th, 2010| icon3No Comments »

La prima neve sulle montagne e il taccuino con il foglio che resta pulito si presentano insieme, e sono cose buone che avverto negli occhi.
In ambedue, è il bianco a dare un significato. Presenza palpabile, da un lato, assenza di segni dall’altro.
La visibilità tangibile di un tempo che mi appartiene, e  la sospensione nel tempo di un rimescolarsi, intorbidandosi.
E allora mi prendo questa presenza di neve, questa assenza di parole. E’ un momento, lo so. Ma è un momento bianco, forse freddo. Ma soffice.

Sep 21
Vasa
icon1 admin | icon2 luce | icon4 09 21st, 2010| icon3No Comments »

Non è detto che i naufragi non lascino più nulla. Magari restituiscono cose differenti.
Prendiamo il Vasa. Un galeone, certo, tronfio e pesante, vele immense e polene maestose. Progettato per la gloria del re e della nazione, salpato tra trombe e festoni. E subito affondato, come nelle comiche, a pochi metri dal porto.
Fine della gloria. Fischi e vergogna.
Poi, secoli di oblio. Infine l’hanno ritrovato. Recuperato. Gli hanno messo un museo intorno. E ora è pieno di bimbi che guardano la coffa con il naso all’insù, felici. Le assi impregnate di sale, i pennoni alti, qualche traccia di vernice, cordami e palle di cannone. E’ un posto bello. Dove i bambini faticano a tenere la mano degli adulti.
Ecco, un naufragio può anche trasformarsi in questo. Sale lasciato sulla pelle, ma che non brucia.

Aug 19
una traccia di luce
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 19th, 2010| icon3No Comments »

Quelli come me non scrivono che nei giorni bui. Della luce, non rimane quasi traccia tra le pagine dei taccuini imbrattati di segni, rimandi, schizzi e parole. Perchè la felicità si vive, non si trova il tempo di raccontarla. Ieri, la grazia di un giorno sereno. Del passeggiare senza una meta in una città deserta, con una luce caldissima. Un hot dog e un teatro. Fiori trovati su di una panchina. Laghetti. Coppie che si fanno autoscatti e sorridono scentrati dentro a un display, parlando in spagnolo o in inglese. Bambini in bici. La mia camicia di lino preferita mossa da un po’ di vento.  La città di notte. E qualche ora di sonno. Finalmente qualche ora di sonno.

Aug 15
incipit
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 15th, 2010| icon3No Comments »

Rüya dormiva a pancia in giù nel buio dolce e tiepido, sotto i rilievi, le valli ombrose e le delicate colline celesti dell’azzurra trapunta a quadri che copriva completamente il letto. Dalla strada giungevano i primi rumori del mattino d’inverno: il passaggio di qualche automobile e di vecchi autobus, lo sbatacchiare sul marciapiede dei bollitori in rame che il venditore di salep condivideva con il pasticciere, il fischietto del chiama-vetture alla fermata dei dolmus. Tende blu scuro affievolivano la luce plumbea che filtrava nella stanza. Galip, ancora pieno di sonno, guardò il viso della moglie che sporgeva dalla trapunta: il mento di Riiya era sommerso nel cuscino di piuma. Nella curva della fronte c’era qualcosa di surreale, che suscitava in lui un’ansiosa curiosità verso gli eventi meravigliosi che avevano luogo dentro quella testa. «La memoria – aveva scritto Celal in una delle sue rubriche – è un giardino». «Giardini di Rüya, giardini del Sogno… -si era detto allora Galip. – Non pensarci, non pensarci, altrimenti diventeresti geloso !» Ma Galip, osservando la fronte della moglie, non poté fare a meno di pensarci.

“Il libro nero” – Orhan Pamuk

Aug 14
incipit
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 14th, 2010| icon3No Comments »

Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto. Se l’avessi capito, se allora l’avessi capito, avrei forse potuto preservare quell’attimo e le cose sarebbero andate diversamente? Sì, se avessi intuito che quello era l’istante più felice della mia vita non mi sarei lasciato sfuggire una felicità così grande per nulla al mondo. Quell’istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò solo qualche secondo, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni. Era il 26 maggio 1975, un lunedì, all’incirca le tre meno un quarto…

“Il museo dell’innocenza” – Orhan Pamuk

Aug 13
Frederick
icon1 admin | icon2 luce, musica | icon4 08 13th, 2010| icon3No Comments »

Quando le luci a Piazza San Marco si sono spente (ed erano le luci delle Procuratie, non fari di scena) Patti Smith ha iniziato a cantare.  “Frederick”, certo. Non ricordava neppure le parole. Ma io, noi tutti, sì.
Vorrei che un attimo potesse durare più a lungo, che la consolazione della musica potesse non arrestarsi. Che Jim Carroll non fosse morto veramente e continuasse a scrivere. Che Dancing Barefoot durasse una notte intera.
E allora anche il non dormire avrebbe un senso.

on this night of wonder
on this night I know
i would give all
if you called
to say hello

Jun 10
cosa sono stato oggi
icon1 paolo | icon2 luce | icon4 06 10th, 2010| icon3No Comments »

Oggi ho fatto cose normali. Cose tipo parlare di lavoro, leggere il giornale, fare la punta a un lapis.
Oggi penso a te e faccio progetti: una merenda al lago, maschera e pinne, quali vestiti per il mare.
Oggi sono qui, con il tuo odore, i tuoi capelli.
Oggi mi sono scoperto fragile, patetico. Ma non ho disprezzato la mia fragilità, le mani che tremano e fanno cadere cose in terra.
Torneranno a stringere forte. E torneranno i giorni della noia morbida e leggera.
Forse impauriti saremo migliori.