Aug 18

Questo penso stanotte. L’irreversibilità della freccia del tempo è inesorabile e rende i fatti irreversibili. Le date che ho in mente saranno sempre esistite, fino a che durerà il mio mondo. E questo, questo è l’intollerabile.

Riavvolgere il tempo, modificare gli avvenimenti. L’unidirezionalità della freccia del tempo mi tormenta: se il tempo scorre sempre in una sola direzione, i fatti sono irreversibili. E ogni scelta è una scelta cruciale.

Ogni scelta rimane, per così dire, incastonata nel mio mondo. E’ una scelta decisiva. E non posso liberarmene.

Jul 30
un anno fa, in attesa di un aereo
icon1 paolo | icon2 (De)Mens | icon4 07 30th, 2008| icon3Comments Off

Mi accartoccio sul metallo del sedile, nello stanzone dell’aeroporto. Il mio ridicolo essere guarda i fosfori dello schermo, inseguendo parole, descrizioni che non arrivano. Cosa ci rende all’improvviso felici, cosa ci stringe la gola? Quale neurorecettore, quale mappa di connessioni tra neuroni ci rende sensibili al muoversi di una foglia, al gesto di un altro essere?
Attendo, e ascolto. Riempio le orecchie di suoni. Ma chi e’ che riempie le orecchie di suoni? Se ti vedi riflesso e ti riconosci da fuori, eppure non ti corrispondi, cosa significa questo? Cosa comunichiamo quando comunichiamo un nostro “stato”? Quale garanzia abbiamo circa l’interpretazione del sentire altrui? Esiste davvero un altro? Perche’ il reverendo Berkeley sbaglia?
Quando mi vedi, quando guardi me, cosa vedi? Quando ti guardo e ti vedo, chi e cosa in realta’ vedo? La mia rappresentazione mentale del mondo quale valore ha? Cosa e’ in realta’? Il mistero di vedersi e riconoscersi. Una parte del cervello opera questa funzione, lo so. Se subisco un danno cerebrale e vedo l’altro, l’osservo e non lo riconosco, quale sara’ il mio mondo?
Sole sulla pista, la pancia dell’aeromobile che mi attende, per inghiottirmi. Ascolto i Fugazi. I nostri riti, quelli della socialita’. Esiste un codice comune? Quanto di acquisito? Tutto? Quasi tutto?
Non riesco a non sentirmi individuo. Quale individuo penso di essere? E quale individuo sono? Chi puo’ stabilirlo? Ha un senso questa domanda? Hanno senso le domande?

Apr 29
Quadrato nero
icon1 paolo | icon2 (De)Mens, immagini | icon4 04 29th, 2005| icon3No Comments »

Mostra di Malevic a Roma: unico visitatore in un mercoledi’ sera luminosissimo. Enorme impressione.
Come e’ possibile che un quadrato nero possa essere avvertito come “mistico”? Eppure questa e’ stata la mia reazione. Indiscutibile.
Quanto questa reazione e’ un fatto culturale, dovuto al mio vissuto,
e quanto legata a un dato neurologico comune?

Frugando in rete, una lettura interessante sul tema:
la terza delle letture sulla “mente emergente” di Vilayanur S Ramachandran per il quarto canale della BBC .
Sul tema, naturalmente, e’ attivissimo Semir Zeki.
Un buon paper, in pdf e’ The neural correlates of beauty.

Apr 13

Sede vacante e testa penzolante.
Stranezza del non sentire il consueto sferragliare sotto il sedere.
Armeggiare intorno a tabelle di excel. E poi, ancora vagoni, e papers di Panksepp e di Solms, di Damasio e Le Doux.
La mente, le menti, il cervello, le parole, i neuroni. E fuori piove.
Paesaggi mi scivolano accanto da finestrini imbrattati, come film in bianco e nero colorati dopo trent’anni.
Penso a Pietro Lorenzetti ad Assisi.
A quanto i suoi affreschi (e quelli di Simone Martini) siano piu’ belli, piu’ intensi, di quelli di Giotto.
Ricordo la Crocefissione di Cimabue che tanto mi aveva spaventato (ed attratto, ovviamente) da bambino.
Ho pronti curricula nuovi di zecca, pronti per invii a uomini annoiati. Leggo righe e righe di esperienze passate.
Sono davvero io?
Forse si’, almeno quella parte di me stesso che continua ad armeggiare con ferraglie informatiche, come un tempo smontava
e distruggeva trenini e torcette.
Chiavi usb, cavi di fotocamere digitali, tastiere con spinotti posticci, led
Tutto un mondo che canta, ed io suono. Tocco i tasti e suono.