May 9

159. As children we learn facts; e.g., that every human being has a brain, and we take them on trust. I believe that there is an island, Australia, of such-and-such a shape, and so on and so on; I believe that I had great-grandparents, that the people who gave themselves out as my parents really were my parents, etc. This belief may never have been expressed; even the thought that it was so, never thought.

159. Da bambini impariamo certi fatti, per esempio che ogni uomo ha un cervello, e li accettiamo fiduciosamente. Io credo che esiste un’isola, l’Australia, che ha questa determinata configurazione così e così, e via dicendo; io credo di aver avuto dei bisnonni, e che le persone che si facevano passare per miei genitori fossero davvero i miei genitori, ecc. Può darsi che questa credenza non sia mai stata espressa, e addirittura il pensiero, che le cose stanno davvero così, non sia neppure mai stato pensato.

Apr 21

Mentre cadevo a terra, dopo aver inciampato come un idiota contro la zampa di un dondolo, ho pensato di non voler cadere. Ho chiesto al mio corpo di non cadere, ma la gravità è più forte del nostro pensiero, a giudicare dalle escoriazioni. Ho pensato un mucchio di cose, mentre scivolavo. Bergson non aveva tutti i torti dopotutto. Ho notato che la scarpa destra aveva un piccolo buco, che la cancellata ha bisogno di una mano di vernice perchè sta affiorando la ruggine; che se proprio si deve cadere, di spalla è meglio. E poi, un raggio di sole mi ha impedito di spalancare bene gli occhi, e sotto le palpebre semiabbassate ho avvertito una sensazione di caldo.

Apr 4

E’ davvero esistita la yugoslavia di cui parlava kusturica ieri? 
Quella del caffè lento, preso con altri, con gli altri?
La mia italia non  è mai esistita. Non posso parlare di un qualcosa che si è dissolto, liquefatto. Nulla che sia imploso, o esploso. Il mio paese non l’hanno bombardato. Semplicemente, non è mai stato.

La luce mi batte sulle palpebre chiuse, nel treno affollato di gente. Cerco ristoro negli universi multipli, negli ologrammi e nei buchi neri. Qui anche krishna è inutile, arjuna si è fermato ed è sceso dal carro.
C’è un argine di terra scura e le mie mani vogliono sporcarsi di suolo grasso. Vorrei il nero della terra sotto le mie unghie. E dimenticare.

Jan 21

Questa mattina ho desiderato la neve. Avrei voluto il miracolo della neve. Ho confidato nel bianco, fuori dalla finestra. Prima dell’alba ho preso in mano le mie attese ansimanti, ho spinto il corpo sui miei piedi a cercare l’abbaglio. Dalla finestra del bagno, il mio viso ha ricevuto il taglio obliquo di una spina di vento gelida. E la vista del suolo scuro.

Vedo neve sulle montagne, ora che c’è luce e il mio corpo è seduto al caldo, davanti a un vetro. E vedo grigio qui, nei tetti di questa cittadina. L’apparenza della neve contro la realtà del grigio in cui mi fondo. Ma è nella neve oggi che vorrei fondermi, o almeno dalla neve farmi ricoprire e scomparire da ogni vista.

Jan 20

Un post senza motivo, sfumato come ciò che vedo tra la nebbia del mio occhio destro rigato. Un post per non lasciare bianca la pagina troppo a lungo. Perchè la parola consola. Perchè in lei puoi adagiarti e trovare un baricentro , provvisorio e momentaneo. E puoi tornare camminare e parlare, oppure tacere, ma con un ronzio di lettere che ancora ti frulla sulla punta delle dita.

Arrivano i giorni della merla. Non so se arriverà la neve, la vorrei. Mi ficco nelle orecchie rumori di pioggia e di onde, di uccelli e di vento. Tutto artificiale, serve per dormire, rilassarsi. Anche questa è modernità. Ascoltare la pioggia, ma con l’ipod.
Ricordo vagamente il finale di un film di Bergman, con l’immagine del corpo del protagonista che gradualmente si sgrana, fino a che diventa rumore di fondo, pixel indistinguibile. La mia vista soffusa a metà soffoca gradualmente i contorni delle cose. Le ultime parole che mi tengo nella mente quando spengo la luce sono di Lorca, e sono belle. Le tengo a fuoco dietro le palpebre abbassate, mi ci distendo.

Nov 18

Il gioco di prestigio oggi consiste nel vedere il mondo che piove, e lasciarselo scorrere addosso in rigagnoli che assomigliano a vene trasparenti. Il paradosso è nell’impossibilità di essere giusti, e felici. E’ possibile che sia così? Che la beffa suprema sia in questo, che è impossibile farcela, che occorre accomodarsi ad accettare l’imperfezione, l’inganno?
No, non può essere così. Esiste la strada, deve esistere.
Questa pioggia che mi riga il volto, segna il mio passo. Mi sposto a zigzag.

Nov 16
streetnoise
icon1 paolo | icon2 cronache dal buio | icon4 11 16th, 2010| icon3No Comments »

Ci si accosta alle cose senza guardarle realmente. Perchè nelle cose, nelle persone, negli animali, c’è uno specchio.
E allora ci si dice che l’inesprimibile è il frutto di altro, è altro da noi, è l’esperienza aliena. E’ secondlife, magari.
Ma siamo noi. Che non ci vediamo perchè non sapremmo reggere il nostro stesso sguardo riflesso. Deviato e ritorto, e tornato a noi in pegno, attraverso strade secondarie. Noi, aggrappati ai nostri dischi come a scialuppe di salvataggio. Alla deriva lungo le trame di film visti con le interruzioni dei rotoloni regina e del parmigiano reggiano.  Con telefoni muti nelle tasche, con macchine fotografiche che serrano in grembo memorycard traboccanti di muri, cartelli e scritte oscene.
Ma le mele sono buone, in questa stagione. Il succo delle arance disseta. Il vento costringe a chiuderli, gli occhi. Ci sono le voci stridule e le manine sudate. Le cene di hotdogs e l’organo ululante di auger. Le scarpe da ginnastica comode, e chissenefrega se i piedi ci si bagnano dentro. Ci sono gli altri che siamo, sulla metro, ed io che leggo i giornali che in realtà non leggo nè leggerei mai. E tutto si confonde, la distanza è acqua.

Nov 12

Quando misuro il silenzio delle tue spalle

accosto il metro delle scapole vive

al desiderio di ciò che è stato ieri

non ne respiro che un’ombra, un’assenza

l’incrocio dei capelli sulla tua macchia calda

Ed il mio corpo vano

Nov 10

Essere irrilevanti. Non è mai completamente vero.

Non puoi essere irrilevante per le creature piccole che ti cercano la mano quando cala il buio, o ti appoggiano la testa sulla spalla mentre leggi una fiaba. Non è irrilevante essere colui che spalma marmellata su di una fetta di pane o spreme agrumi per cavarne succo. E’ l’esistenza trepidante delle creature piccole che ti rende in qualche modo reale.

Il resto, cosa è mai il resto?

Quando finirà l’epoca della rilevanza, per chi ora si appoggia alla mia maldestra maggiore età, allora arriverà, forse, la possibilità del riposo.

Solo allora, l’irrilevanza sarà reale.

Oct 25

Interessarsi di nuovo ai cartoni e alle biro. Il vinavil. Maneggiare pennarelli e smontare schede e cavetti. Saldare. Leggere i depliant. Fare il letto e lasciare in disordine gli abiti. Togliere foglie secche dai vasi. Cercare di non pensare. Muoversi. A tentoni muoversi. Vivere il quotidiano. Vivere il quotidiano. Frenare l’ansia. Preoccuparsi, ma tradurre la preoccupazione in fare, se e dove si può. Fidarsi, fidarsi, ripeterselo a mente. Fingere di avere un lavoro e che serva a qualcuno. Guardare i volti degli altri sul treno. Ascoltare i dischi belli e buttare via quelli brutti. Leggere libri di viaggi e avventura, e anche quelli d’amore. Mangiare il panino un poco più lento. Camminare. Camminare.

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