Apr 21

Mentre cadevo a terra, dopo aver inciampato come un idiota contro la zampa di un dondolo, ho pensato di non voler cadere. Ho chiesto al mio corpo di non cadere, ma la gravità è più forte del nostro pensiero, a giudicare dalle escoriazioni. Ho pensato un mucchio di cose, mentre scivolavo. Bergson non aveva tutti i torti dopotutto. Ho notato che la scarpa destra aveva un piccolo buco, che la cancellata ha bisogno di una mano di vernice perchè sta affiorando la ruggine; che se proprio si deve cadere, di spalla è meglio. E poi, un raggio di sole mi ha impedito di spalancare bene gli occhi, e sotto le palpebre semiabbassate ho avvertito una sensazione di caldo.

Apr 13

Ogni tanto capita di trovare i cinque minuti in cui infilare quattro parole a caso, da buttare lì sulla tastiera. Perchè il vetro davanti agli occhi restituisce le montagne con chiazze di sole. Perchè le nuvole sono tante, e di varia foggia, e i pensieri pochi, fortunatamente pochi. Mi piacciono i fiori di campo nella brocca. Cerco con lo sguardo le piante nei vasi che crescono, lentamente crescono. Gli steli del prezzemolo si piegano verso la luce. Attendo il momento del caffè. Sistemo fogli e sbrigo noiosità di lavoro. Il tempo inutile del lavoro, sottratto all’impastare il pane e al rincalzare le piante. Quello tolto dagli uffici ululanti o sbadiglianti alle biglie sul tappeto con la masnada sudata dei bimbi, e ai libri. Libri di lepri in fuga e di garibaldi non feriti, storie di berlino e uomini appassionati di piante e uccelli. Sfioro con il pensiero le solitudini misteriose che ho vicino. Attendo di vedere il nuovo film di Moretti, e di amareggiarmi. Rifletto pochi secondi sull’ultimo libro di Eco, su quel cattivissimo protagonista – un concentrato di orrore – che poi riassume in sè tutti i vizi degli sventurati italiani, razza dannata. Mi riprometto come sempre di scegliere solo stranieri, inglesi in primis, come compagni di viaggio nelle letture. E aspetto con le narici attente il profumo del caffè che non dovrei bere, mentre fingo attenzione e nobile contegno per la questione economica del giorno.

 

 

Apr 4

E’ davvero esistita la yugoslavia di cui parlava kusturica ieri? 
Quella del caffè lento, preso con altri, con gli altri?
La mia italia non  è mai esistita. Non posso parlare di un qualcosa che si è dissolto, liquefatto. Nulla che sia imploso, o esploso. Il mio paese non l’hanno bombardato. Semplicemente, non è mai stato.

La luce mi batte sulle palpebre chiuse, nel treno affollato di gente. Cerco ristoro negli universi multipli, negli ologrammi e nei buchi neri. Qui anche krishna è inutile, arjuna si è fermato ed è sceso dal carro.
C’è un argine di terra scura e le mie mani vogliono sporcarsi di suolo grasso. Vorrei il nero della terra sotto le mie unghie. E dimenticare.