Feb 26

Troppe cose da fare davanti allo schermo e tutte, in fondo, inutili. La vita vista dal pc è un complesso di percorsi e traiettorie sbilenche per strade che non portano a null’altro che a perdersi. Il che, poi, è il fine segreto dell’essere in rete.
Sono sempre combattuto circa il taglio da dare a una navigazione serale. La strada numero uno porta alla tranquillità quasi orientale del perl, il rifugio di sempre, l’estasi del codice. La seconda, si dipana tra paesi in rivolta e ordinari orrori italiani. Via di mezzo, se mai è possibile. E due righe sul blog, perchè no? Tanto per bilanciare con un post che non venga dal buio le tante parole sconnesse di questi mesi spezzati.
Sono io anche nelle mani indurite dall’impastare il pane e la focaccia per il pranzo e la cena. E vale la pena essere qui a portare una tartaruga dal veterinario, pesare un bambino e scoprire che sì, pesa ancora 24 chili e quindi è ancora, per un po’ almeno, piccolo. C’è l’abbraccio al mattino che profuma di emozione per una giornata da grandi e la riscoperta di un brandello di sonno. E persino qualche sogno tra gli incubi. C’è il mio corpo indurito, invecchiato, al quale rifilo una pacca bonaria e complice. E un desiderio feroce di sostare in attimi quieti, in una morbidezza inconsapevole, in una zona grigia. Perchè forse è il grigio il colore decisivo. Il piu’ comune, si dice, e invece il più raro.

Feb 25

Tornare in treno la sera, prendere una corriera nella notte. La sala di attesa, guardare le storie degli altri.
Si seguono percorsì così, tornando all’inizio per strade diverse. Tutto diverso nella sostanza, però i percorsi sono anelli. Piste su cui si orbita, attorno a un centro imperscrutabile. Mi leggo a tratti, nei volti degli altri.

Feb 24

Ieri si sono chiusi gli “Stati Generali” di Roma.

Leggo da Wikipedia: “Si riuniscono gli Stati Generali quando incombono sul paese pericoli di una certa importanza.”

Ieri agli stati generali di Roma i vari alemanno,bonanni,marcegaglia, pescante parlavano della gloria delle Olimpiadi prossime venture.

Fuori, i treni cancellati, a grappoli, alla stazione. La capotreno del convoglio lercio in cui tento di salire, apre e chiude le porte a mano, almeno le poche che funzionano.  E le persone litigano, tra loro. Fatevi più avanti, fatevi più indietro.

Nel palazzo di stile fascista che ospita la nostra nomenklatura, si brinda alla città eterna. Che fuori agonizza, tra lo sporco, nella cialtroneria, nel cinismo che si fa rassegnazione.

C’è chi contesta, fuori, a debita distanza.

Feb 21

Questo post non è un vero post. Cioè, non lo scrivo perchè ho qualcosa da scrivere. Questo post prende vita perchè il titolo è la frase che qualcuno ha cercato su google, e quel qualcuno che ignoro chi sia (forse l’ignoto russo che ogni tanto compare nei log?) è arrivato a un mio post precedente.
Magia delle metriche web. Che quando le consulti perchè devi studiare le prossime stupidaggini da propinare per lavoro a qualche imbecille altolocato, trovi che ti raccontano una storia. Un mozzicone di storia. Le ricerche notturne di qualcuno che ha sognato di camminare con le forbici in mano. E quel qualcuno si è trovato in mezzo ai radi e confusi pensieri di un quarantenne che come tutti si dibatte tra luce e ombra. Più spesso, Dio volendo, nella penombra. Quell’area grigia in cui scompaiono le parole, e si rimane con un giornale in mano, o una tazza di latte, o una birra e una pizza, a pensare come si cucina la pasta con le zucchine, o a che tempo farà domani. Mi piace pensare che quel qualcuno mi abbia mandato amabilmente a cagare.