Jan 21

Questa mattina ho desiderato la neve. Avrei voluto il miracolo della neve. Ho confidato nel bianco, fuori dalla finestra. Prima dell’alba ho preso in mano le mie attese ansimanti, ho spinto il corpo sui miei piedi a cercare l’abbaglio. Dalla finestra del bagno, il mio viso ha ricevuto il taglio obliquo di una spina di vento gelida. E la vista del suolo scuro.

Vedo neve sulle montagne, ora che c’è luce e il mio corpo è seduto al caldo, davanti a un vetro. E vedo grigio qui, nei tetti di questa cittadina. L’apparenza della neve contro la realtà del grigio in cui mi fondo. Ma è nella neve oggi che vorrei fondermi, o almeno dalla neve farmi ricoprire e scomparire da ogni vista.

Jan 20

Un post senza motivo, sfumato come ciò che vedo tra la nebbia del mio occhio destro rigato. Un post per non lasciare bianca la pagina troppo a lungo. Perchè la parola consola. Perchè in lei puoi adagiarti e trovare un baricentro , provvisorio e momentaneo. E puoi tornare camminare e parlare, oppure tacere, ma con un ronzio di lettere che ancora ti frulla sulla punta delle dita.

Arrivano i giorni della merla. Non so se arriverà la neve, la vorrei. Mi ficco nelle orecchie rumori di pioggia e di onde, di uccelli e di vento. Tutto artificiale, serve per dormire, rilassarsi. Anche questa è modernità. Ascoltare la pioggia, ma con l’ipod.
Ricordo vagamente il finale di un film di Bergman, con l’immagine del corpo del protagonista che gradualmente si sgrana, fino a che diventa rumore di fondo, pixel indistinguibile. La mia vista soffusa a metà soffoca gradualmente i contorni delle cose. Le ultime parole che mi tengo nella mente quando spengo la luce sono di Lorca, e sono belle. Le tengo a fuoco dietro le palpebre abbassate, mi ci distendo.

Jan 6

Il lascito del mio 2010. L’aver sfiorato la profondità radicale e la verità dell’intuizione di Hume.
Che il sole sorga domani è solo un’ipotesi.