Sep 16
alba
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 16th, 2010| icon3No Comments »

Nella macchia, nell’ombra del tuo corpo sul lenzuolo, mi sono accovacciato. A respirarti la mattina, a sentire il tuo odore stampato sul cotone, il calore trasmesso della pelle a scaldare le mie mani fredde. Perennemente fredde.
E il sentirti armeggiare a tentoni, mentre mi stringo alla tua ombra nel mio buio, è qualcosa che mi dice: sei risorto.
Rileggo le tue spalle nel bordo in cui ti stringi, ripercorro l’ansa del tuo respiro affannato. Mi distendo in diagonale, la tua ombra calda sulla mia guancia.

Sep 15
settembre
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 15th, 2010| icon3No Comments »

E così ti sorprendi a tornare a ranghi. Tutto normale. La vita che riprende con i suoi bianchi e neri e le ore di lavoro che si alternano a quelle di non lavoro. Le pastasciutte improvvisate e tremende per bimbi affamati che comunque le apprezzano. Dove mettere un comodino o una mensola. Progetti di impianti elettrici per soffitte e ripostigli. L’adsl che non funziona e poi funziona. Sfogli un giornale, leggi dei film di Venezia. Ti senti fuori luogo, sempre, fuori tempo. Ma non lo dai a vedere troppo. Pulisci gli occhiali e poi passi alle lenti a contatto, sfogli due o tre libri e non ti decidi e poi rileggi uno dei soliti. Ti entusiasmi per le esplorazioni polari come nell’infanzia e ti accorgi che è un buon modo per conciliare il sonno. Il sonno che ritorna, a tratti almeno. Vorresti costruire un arco. E scrivere qualcosa con l’inchiostro simpatico.
Provi a pensare al lavoro, senno sembri strano. Prepari un po’ di spunti di conversazione. Sfogli facebook senza sapere perchè. Ascolti canzoni. I bimbi ti fanno ascoltare canzoni e scopri che sì, Bersani non è poi niente male. E così passano anche le un tempo terribili serate. Non ti fai troppe domande. Se qualcosa di male incombe sulla tua testa, lo lasci li’, ancora un po’. Chiudi gli occhi e buonanotte.

Sep 1
attrezzarsi
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 1st, 2010| icon3No Comments »

Il sasso che tiene ferma la porta è stato rimosso, e quella sbatte, spinta dal vento. E’ svanito il conforto di un paese in sè orrendo, eppure rifugio nella mia mente,  e spesso porto accogliente. Clic, cancellato.

Pare che io debba rilassarmi.  Tornare a emozionarmi per gli utensili del Lidl. Ma non trovo consolazione negli oggetti, che pure mi guardano  da presso.

Siamo tanti in fuga,  lo capisco leggendo qua e là; almeno questo è un pensiero che conforta. In tanti si consolano scrivendo di non luoghi: imperi caduti, stati inesistenti. Qualcosa come un’amnesia del passato,  da ricreare in un presente altro. Risvegliandosi senza passato in un posto conosciuto malamente nell’infanzia, e ancora da esplorare.

Sento nettamente la mia condanna alla memoria lenta, all’analisi di ogni istante. Il mio è un perdurare, momentaneo ma lentissimo, in un passato che ritorna ad ogni momento presente. Sono le notti di rimescolio, reminiscenza. La cassettiera con gli scomparti, i tasselli che scorrono e si incastrano. Rovesciando Sylvia Plath, sono orizzontale, vorrei essere verticale.

La musica salva davvero la vita. C’è sempre, sempre una canzone che esprime qualcosa di simile al tuo sentire, nell’istante in cui ascolti. Se non c’è è perchè non hai sentito abbastanza musica. Questa comunanza è conforto. Una specie di miracolo che si rinnova. E’ pur sempre qualcosa.

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