Sep 28
bianco su bianco
icon1 admin | icon2 luce | icon4 09 28th, 2010| icon3No Comments »

La prima neve sulle montagne e il taccuino con il foglio che resta pulito si presentano insieme, e sono cose buone che avverto negli occhi.
In ambedue, è il bianco a dare un significato. Presenza palpabile, da un lato, assenza di segni dall’altro.
La visibilità tangibile di un tempo che mi appartiene, e  la sospensione nel tempo di un rimescolarsi, intorbidandosi.
E allora mi prendo questa presenza di neve, questa assenza di parole. E’ un momento, lo so. Ma è un momento bianco, forse freddo. Ma soffice.

Sep 24

E’ il po’ di sangue che cola dall’arcata a impedirti di vedere lo scandire dei numeri sulle dita?
O saranno gli zigomi, come due palloni attaccati con la spina al gonfiatore, che si sollevano a comprimerti la vista?
Sarà l’ondeggiare, che si smorza lentamente, della corda a cui ti aggrappi, con una sola mano, o l’odore nauseabondo del pavimento appiccicoso?
Non lo sai, cerchi di far arrivare uno sguardo, fiero almeno in forma residuale, a quello che nel mezzo del quadrato, senzà pietà nè odio, già da un po’ (quanto?) ti conta. Pensi allora allo svolazzo di gancetti alla figura o a quei direttti ben portati, anche se fiacchi, a piegarti le ginocchia.
E sei lì, e giaci fisso, piantato sulla strada che dal centro porta all’angolo di casa.
La bacinella e la spugna. Facciamola finita. Oppure no. Sputa il paradenti e prendi il telo. Passa sotto le corde e solca le file di poltrone. Esci, e aggiustati una giacca. Non importa non vedere chiaramente. Nè il pizzicare della carne spiegazzata. Sei fuori e cerchi il porto.
In testa ticchetta ancora la paura dei secondi.

Sep 23
Foto non scattate
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Periferia cinese di Roma. Due giostrai indaffarati, dai movimenti  lenti, antichi, montano un calcinculo nel mezzo di un pratone.
Una striscia rosaviola taglia il cielo di settembre. Luna piena nel campo.
Alcuni sparuti bambini, con una palla, in lontananza.
Un cane bianco senza padrone in primo piano.
Controllare la prodondità di campo, tutto a fuoco.
Come sempre la macchina non è nella borsa.
Prendo posizione, muovo l’indice nell’aria. Clic

Sep 22

La forza delle coincidenze e dei simboli sta nel fatto che puoi passare una vita intera senza notarle, ma se poi, per curiosità o gioco o necessità vitale, guardi le cose con la pelle rivoltata all’insu’, allora eccole lì, tutte intere.

Ieri una giornata faticosa di lavoro si è conclusa poco prima delle 20, entrando per svago nel negozio cinese da qualche giorno aperto sotto casa, nella periferia cinese di roma.

Sono entrato per vedere cacciaviti, utensileria, colle e vernici. Mi rilasso anche così. Appena entrato, in diffusione è partito un pezzo degli Smiths. Un pezzo strano, da “Strangeways…”. Uno di quelli che non ascolti mai, nemmeno se sei un fan accanito.
Una radio? E quale? No, nessuna radio, non ci sono voci. Un cd, allora. Attendo il brano successivo, e un altro ancora. Due pezzi dance del momento. Cosa ci faceva quel brano lì. Cosa? Che senso aveva?
Io non lo so. La non linearità della vita e dei comportamenti è cosa assodata. Ma anche la presenza dell’inesprimibile, per dirla con parole di altri.

Sep 21
Vasa
icon1 admin | icon2 luce | icon4 09 21st, 2010| icon3No Comments »

Non è detto che i naufragi non lascino più nulla. Magari restituiscono cose differenti.
Prendiamo il Vasa. Un galeone, certo, tronfio e pesante, vele immense e polene maestose. Progettato per la gloria del re e della nazione, salpato tra trombe e festoni. E subito affondato, come nelle comiche, a pochi metri dal porto.
Fine della gloria. Fischi e vergogna.
Poi, secoli di oblio. Infine l’hanno ritrovato. Recuperato. Gli hanno messo un museo intorno. E ora è pieno di bimbi che guardano la coffa con il naso all’insù, felici. Le assi impregnate di sale, i pennoni alti, qualche traccia di vernice, cordami e palle di cannone. E’ un posto bello. Dove i bambini faticano a tenere la mano degli adulti.
Ecco, un naufragio può anche trasformarsi in questo. Sale lasciato sulla pelle, ma che non brucia.

Sep 21
family room
icon1 admin | icon2 family room | icon4 09 21st, 2010| icon3No Comments »

Il gioco si chiama uno. Gomiti sul tappeto, pancia per terra.
Scosta un poco i tuoi capelli o finiranno nel piatto.
Il topino è venuto a prendersi un dente. Me lo ha portato qui, in trasferta. Lo tengo con me.
Frittata di patate, piatto di casa. Passepartout. Tappabuchi di sempre.
Come puo’ il caffè venire su senz’acqua?
Il panino al latte con la marmellata di albicocche. Lo zaino e i calzini a terra.
Le vostre mani a suggerire calore alle mie, mentre torniamo dalla scuola.

Vi penso in cartolina. Ero corpo, sono inchiostro e mina. Disteso sulla carta.
Quanto differisco dal pasticcio di grafite della mia firma, che rende usato un foglio di carta prima lucente.
Un foglio che abbagliava gli occhi. Un foglio che era perfetto.

Spegni la luce e accogli il frusciare delle mie mani sotto le lenzuola.
Ricordati di santificare le feste. E non stenderti a pisolare sull’altare durante una funzione.
Un po’ mi piace che tu lo faccia.

Ti ho vista cambiare. Mentre le palpebre sbattevano, tutto era già cambiato.

Sep 20
grandangolo
icon1 admin | icon2 tutto il resto... | icon4 09 20th, 2010| icon3No Comments »

Apparentemente, le colline hanno il privilegio di essere colline, e di farsi ricoprire di alberi.
Tra gli esseri cosidddetti umani, vedo libri di Mankell e Larsson dappertutto. Dove ti volti, li puoi scorgere.
Sul bracciolo di un cavallo a dondolo, lasciati aperti, le braccia spalancate, su panchine a cucù, stesi ad asciugare, come in croce, sui finestrini dei treni minuetto.
In galleria la scocca, il corpo del treno si deformano, lo avverto chiaramente e provo timore.
All’uscita, mi è impossibile allungare la sensazione visiva dei campi di girasole che mi scivolano via dalla retina.

Sep 17

Sono riuscito a realizzare il deserto. Un deserto artificiale, ma ben strutturato. Ho sparso il sale a cerchi, nel raggio più ampio che potevo. E poi mi sono seduto, a raccontarmi storie. Il vuoto attorno non mi ha mai dato la vertigine, ma un senso di avventura. Come Crusoe, appunto. Oggi è diverso, più difficile. Avessi la casa nel paese, le castagne e il fuoco, sarebbe differente. Ma quello non è più.
Io, topo di Laborit a mangiarmi da solo le viscere, ho tentato di reagire con il sale, laddove potevo.  Dal centro esatto di questo mare di sabbia, adesso, non vedo punti nemmeno all’orizzonte. Solo, coltivo in serra il mio giardino privato. Cerco di mantenerlo vivo. Lo nutro come posso. Guardo le foto e lo accudisco com’era. Vedo le due piantine muoversi sulle gambette fragili, con le cartelle in spalla. Accosto la fronte al bordo del tavolo. E’ ora di ricominciare la giornata. Prendo un sacco leggero in spalla, e parto.

Sep 16
pomeriggio
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 16th, 2010| icon3No Comments »

ed allora anche questo ticchettare su tasti senza senso tende alla fine. La risacca delle parole digitate, spinge di nuovo al largo le parole, sparpagliate in dittonghi e sillabe. Odore di cibo in cucina, fogli di bimbi sulle sedie. Colori sparsi. Le mie chiavette usb, telefoni. Il caldo del computer che si leva, nuvola tropicale al centro della stanza. Io sono qui e non sono qui. Fuori piove un’acqua leggera e tiepida. L’aria è incolore, pallida, slavata.
Viaggio lungo le mie giornate con la traiettoria dell’equilibrista che cammina sul filo, l’asta in mano che ondeggia. Dall’altra parte, non vedo il punto d’arrivo. Il tetto di una casa, forse, le campane di una chiesa, oppure, più semplicemente, il vuoto.

Sep 16
mattina
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 16th, 2010| icon3No Comments »

Il sapore della mattina è di latte con biscotti secchi, sudore di bambino, sapone e lampadina accesa. Cercare di farsi interessare da un lavoro inutile a sè e agli altri. La posta da smistare e cancellare. L’ombra di qualcuno che si stende, sempre, sulle mie cose, sui miei luoghi, su chi ho vicino. E non riesco a scacciarla, quell’ombra molle,  a cancellarla. La avverto.
Come i topi di Laborit condannati all’inazione. Oggi parlo di ombre. Ombre sul cuscino e sul lenzuolo. E ombre da qualche parte, in un luogo altro, a raccogliere pensieri, leggerli, forse consolarli. Oggi ho un cielo umido davanti, alla finestra. Chiudo questi pensieri inutili, e come direbbe qualcuno di più pratico – un leghista forse? – vado a lavorare.

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