Jun 19

Mi predispongo a una partenza. Anche il simbolismo vuole la sua parte: recupero uno zaino scalcagnato dell’infanzia boyscout e ci ficco dentro in disordine quattro cose come capita. Immagino gli schizzi del mare. Nella mia mente sono già il conrad dei traghetti tirrenia. Pregusto lo stacco dal computer, ma metto in borsa blocco note e fogli. Il portamine verde, quello di tutti i viaggi. Quello della birra amara e dei vaneyck di fiandra, delle note amare dei pub del connemara, dei cantieri di berlino. Ho orari in testa, sparpagliati, e la testa che mi gira. Saranno le pastiglie per dormire. Mi guardo intorno e penso alla mia estate. Anzi, non penso, grazie alle pastiglie. Recupero una maschera, una pinna scompagnata. Ma quando mai le avro’ comprate, io che nuoto a malapena? O e’ sempre stata una e magari l’ho raccolta in qualche punto di una spiaggia? Ma il numero e’ il mio. Se qualcuno ha fatto naufragio, era qualcuno con i piedi come i miei. I miei ridicoli piedi ossuti mi accompagneranno anche stavolta, di sasso in sasso. Ma avro’ lo zaino in spalla, non un trolley, come uno di quei turisti di brema o di norrköping che incontri spesso sulla strada. Loro non sanno la strada e neppure te la chiedono. Vanno avanti cosi’, stupendosi del sole. Il cambio di biancheria e’ pronto nella borsa, odora di sapone.

Jun 18

Tra le fatture non pagate e le parole balbettate ci sono io. Ma questo forse e’ irrilevante. Ultimo giorno di lavoro, quasi come l’ultimo di scuola. La scuola evocata ieri con persone non piu’ riviste per 25 anni. Ho persino rammentato degli aneddoti, non l’avrei detto alla vigilia. Biglietti del treno, attesa per giorni che non so come saranno. Non penso molto, vedo che la germania perde con la serbia, mi annoto cose lasciate in sospeso. Ficco la bustina di plastica con lo spazzolino e il dentifricio nella borsa. Il backup e’ in corso. Nulla andra’ perduto. Forse tornero’ e troverò le cose esattamente come sono adesso, in questo istante esatto. O forse, se tornerò, sarà accaduto qualcosa di minimo, uno spostamento impercettibile: un posarsi di pulviscolo, una penna prestata per annotare un indirizzo, un telefono, qualcosa.
La donna delle pulizie passerà, ogni mattina o quasi.
E io saro’ su di un’isola. In difficoltà su di un’isola, come vent’anni fa. Temo le isole, ma amo il mare. O forse amo le isole, perchè temo il mare.

Jun 17

I colleghi mi trattano con riguardo. Reagisco di scatto. Ma ho anche sorrisi. Oggi sono affabile, finanche simpatico. Faccio un commento appropriato sugli occhiali viola della vicina di stanza, lascio cadere un complimento, guardando il vestitino dell’assistente ai programmi.
Oggi c’e’ il sole e ascolto Kenny Rodgers e Townes van Zandt. Mi chiedo il perche’, ma e’ inutile. Scrivo mail a raffica. Mangio un panino al parco e guardo i ragazzi che giocano a basket. Il vicino di panchina consuma un pasto simile al mio. Tutti quelli seduti qui hanno sacchetti simili. Tutti leggono un giornale. Io ho la Repubblica. Faccio finta di capire cosa leggo. In effetti sto pensando alle canzoni. Ero un ragazzo cattolico. Mi sono redento tramite il dolore. Non tramite la gioia. Era Jim Carroll, vero?
Lo ascoltavo anni fa. Quando ascoltavo la musica. Sto tornando ad ascoltare la musica. Io ascolto la musica. Ancora.

Jun 15

E’ cosi’, allora. Io sono l’infelicita’, la causa del deserto. E allora tutto trova giustificazione. Eppure, fuori dalla finestra, la magnolia e’ in fiore. Oggi sento che non ce la faro’. Che tutto andra’ in frantumi. Pero’ spira una brezza lieve. Il caffe’ ha un sapore buono sulla lingua. Sono rimasto bloccato in ascensore, ma non me ne sono preoccupato. E’ stato bello, direi. Caldo e silenzio, e una voce gentile a chiedermi di stare tranquillo. Avrei potuto dormire nello schlinder come in un ventre materno. I cavi si intrecciano davanti alla tastiera. Qualcuno parla di vacanze nella stanza a fianco. Io creo deserti, potrei proporre gite al sahara. Ma allora, perche’ vedo il verde nel cortile di fronte, i colori del quadro sul muro? Io sono io, rispondo di me stesso.

Jun 15
si slitta
icon1 paolo | icon2 cronache dal buio | icon4 06 15th, 2010| icon3No Comments »

Il tuo senso infallibile, il tuo radar di pipistrello. Mi viene in mente Montale. Che fosse cosi’ gia’ lo sapevo, perche’ dovrei stupirmene? Io cammino. E ancora Montale mi tormenta. Montale. Sono colui che ha veduto un istante e tanto basta a chi cammina incolonnato come ora avviene a noi se siamo ancora in vita o era un inganno crederlo. Si slitta.
Sono quelle due parole finali quelle che danno il senso. Si slitta. E mi distruggono.

Jun 15

Ho il timore di non dormire mai piu’. Ho consumato suole. Vesciche si aprono. E non ho trovato un senso al mio conversare con me stesso. Monto castelli, pezzo per pezzo, e li piazzo per aria. Li abbatto con una fionda. E ricomincio daccapo. Cerco in me cause, ma avvverto solo lo stridere degli effetti. Roma di notte, la sera dell’Italia. Non e’ deserta come vorrei. Turiste americane con sandwiches in mano, signori con cani al guinzaglio, qualcuno sorseggia una birra. E io cammino, pietra dopo pietra, selciato dopo selciato.

Jun 11

Il mio corpo è fuori sincrono. Ciascun segmento, per così dire, decide una traiettoria. Il risultato e’ riccesco, polipesco, in una parola grottesco.

Una mezza verità non condivide alcuna qualità con la verità. E’ semplicemente altro. Spesso è più sopportabile.

Le cose minime, i dettagli trascurabili, le apparenze insignificanti, sono ciò che indica. Cosa, non so. Ma qualcosa di decisivo.

Jun 10
cosa sono stato oggi
icon1 paolo | icon2 luce | icon4 06 10th, 2010| icon3No Comments »

Oggi ho fatto cose normali. Cose tipo parlare di lavoro, leggere il giornale, fare la punta a un lapis.
Oggi penso a te e faccio progetti: una merenda al lago, maschera e pinne, quali vestiti per il mare.
Oggi sono qui, con il tuo odore, i tuoi capelli.
Oggi mi sono scoperto fragile, patetico. Ma non ho disprezzato la mia fragilità, le mani che tremano e fanno cadere cose in terra.
Torneranno a stringere forte. E torneranno i giorni della noia morbida e leggera.
Forse impauriti saremo migliori.

Jun 10

Mi chiedo cosa sarebbe successo se.
I fantasmi sono tornati e io li osservo avanzare nell’ombra, come tanti anni fa. Io, ancora una ridicola sagoma in mutande, solo più vecchio.
Il libro che avrei voluto avere con me, in questa interminabile notte, è sullo scaffale di una casa, in un’altra città. La memoria non soccorre, soccombe. E le parole che vorrei trovare per respirarle, restano grumi smozzicati di silenzio, piantati alla bocca del mio stomaco.

Jun 9

Quando il buon senso di chi è dalla parte del torto si applica contro il mio esistenzialismo alla carbonara, vince a mani basse.
Mi sposto dalla parte del torto, per così dire, di default. E’ li giaccio.
Dal centro di questa notte limacciosa, mi sembra impossibile possa mai affiorare qualcosa come un’alba.