Jul 31

I bambini indiani e cinesi studiano di piu’ la matematica.
Leggo che andate via dai vostri villaggi, dalle vostre terre, giu’ nelle citta’, a toglierci i nostri ridicoli lavori.
Infilate una cuffietta, studiate l’accento yankee oppure british e via.
Vi aspetto, dal vostro inferno benvenuti nel nostro, differente inferno.
Lasciate i vostri villaggi e venite, venite nella valle dell’eden. C’e’ anche per voi il percorso che ha portato gli albanesi sulle loro carrette, i polacchi ai semafori, le ucraine dai nostri vecchietti. E prima di loro i nostri braccianti e i malavitosi verso broccolino. Fino ad arrivare alla tv al plasma in salotto.
Avanti, con le vostre calcolatrici e i nostri articoli del sole 24 ore. Venite ad assaporare la civilta’, l’unica (per ora) ad aver sganciato un paio di bombe atomiche sulla testa di qualcun’altro.
Si puo’ provare pena per procura?
A noi lasciate i nostri nulla privati. Qui non ci sono piu’ illusioni, e questa, forse, potrebbe chiamarsi cura. Ma a voi, cosa restera’ quando capirete che il biglietto che avete staccato e’ di sola andata?

Jul 30
un anno fa, in attesa di un aereo
icon1 paolo | icon2 (De)Mens | icon4 07 30th, 2008| icon3Comments Off

Mi accartoccio sul metallo del sedile, nello stanzone dell’aeroporto. Il mio ridicolo essere guarda i fosfori dello schermo, inseguendo parole, descrizioni che non arrivano. Cosa ci rende all’improvviso felici, cosa ci stringe la gola? Quale neurorecettore, quale mappa di connessioni tra neuroni ci rende sensibili al muoversi di una foglia, al gesto di un altro essere?
Attendo, e ascolto. Riempio le orecchie di suoni. Ma chi e’ che riempie le orecchie di suoni? Se ti vedi riflesso e ti riconosci da fuori, eppure non ti corrispondi, cosa significa questo? Cosa comunichiamo quando comunichiamo un nostro “stato”? Quale garanzia abbiamo circa l’interpretazione del sentire altrui? Esiste davvero un altro? Perche’ il reverendo Berkeley sbaglia?
Quando mi vedi, quando guardi me, cosa vedi? Quando ti guardo e ti vedo, chi e cosa in realta’ vedo? La mia rappresentazione mentale del mondo quale valore ha? Cosa e’ in realta’? Il mistero di vedersi e riconoscersi. Una parte del cervello opera questa funzione, lo so. Se subisco un danno cerebrale e vedo l’altro, l’osservo e non lo riconosco, quale sara’ il mio mondo?
Sole sulla pista, la pancia dell’aeromobile che mi attende, per inghiottirmi. Ascolto i Fugazi. I nostri riti, quelli della socialita’. Esiste un codice comune? Quanto di acquisito? Tutto? Quasi tutto?
Non riesco a non sentirmi individuo. Quale individuo penso di essere? E quale individuo sono? Chi puo’ stabilirlo? Ha un senso questa domanda? Hanno senso le domande?

Jul 29
fuori da tutto questo
icon1 paolo | icon2 musica | icon4 07 29th, 2008| icon3Comments Off

e dentro un mondo di ovatta. Mentre i seguaci dell’imbianchino -quello famoso- si moltiplicano per le nostre strade, linko un video dei To Rococo Rot.

[youtube mVAX1A4B1nk]

Jul 27
il riposo dell'imbianchino
icon1 paolo | icon2 tutto il resto... | icon4 07 27th, 2008| icon3Comments Off

Un’altra giornata di nastri-maschera, pennelli, rulli e vernici. Mi guardo le braccia schizzate, cerco invano di pulire gli occhiali oramai a pois, sento il corpo stanco. Eppure, la giornata non e’ passata invano. Nel continuo sfarfallare delle immagini sui monitor, nel tambureggiare delle dita sulle tastiere, mi dimentico sempre del mio corpo. Salendo e scendendo scale, sollevando cose, sdraiandomi per raggiungere una posizione, un punto, mi sento, senza descrivermi.
Guardo le pareti colorate, le strisce, gli angoli. Sposto secchi con dentro stucco, cemento bianco, gesso. Riprovo il gusto di una birra gelata guardando il lavoro fatto, a sera, della fetta di pizza divorata in piedi.
Io sono qui, adesso. Sento il frinio dei grilli. Mi guardo i piedi magri, respiro piano.

Jul 23
la barba di Karadzic
icon1 paolo | icon2 il miglior mondo possibile | icon4 07 23rd, 2008| icon3Comments Off

Apprendo da una frase captata per caso dell’arresto di karadzic. Niente da fare, l’isolamento mediatico e’ incrinato per un attimo e non resisto all’impulso irresistibile del guardone. Clicco su b92, che non mi e’ mai piaciuta nemmeno un po’ ma almeno pubblica notizie in inglese. La foto versione guru dell’esperto di medicine alternative e’ li sul mio schermo.
Dei Balcani, come dell’ italia, e’ la caratteristica di trasfigurare le piu’ tragiche vicende in grottesche macchiette. Il ghigno scomposto, la risata sguaiata nel cimitero. Per un attimo mi e’ tornato alla mente cio’ che avevo scritto su di uno scontrino, un secolo e mezzo fa. Cominciava con “E intanto in Jugo si muore”. Era il 1991, mi pare. Oggi sono qui, in questo simulacro di paese a me straniero, a guardare il medico newage radovan karadzic, immaginando per un secondo l’omeopata mladic. Come scriveva la Szymborska ” Dopo ogni guerra c’e’ chi deve ripulire. In fondo un po’ d’ordine da solo non si fa.”
Zivela Jugoslavija

Jul 21
ordet
icon1 paolo | icon2 tutto il resto... | icon4 07 21st, 2008| icon3Comments Off

Il ragnetto morto che i bimbi hanno scovato ieri mattina, indagando con la lente d’ingrandimento tra le piente del terrazzino, e’ finito su di un foglio bianco. Alice lo ha identificato sul libro di scienze, almeno cosi’ crede, e lo ha descritto con toni affettuosi. Il foglio e’ stato lasciato in bella vista accanto al letto.
Il ragno e’ stato gettato via, stanotte.
Questa mattina i bimbi non lo hanno trovato. Ci hanno pensato un po’ su e poi hanno concluso che non fosse morto: era solo svenuto, o stanco. Ora e’ ritornato tra le piante, e speriamo che torni a trovarci.
Solo dei bambini e’ il regno dei cieli.

Jul 20
di ceri e di supermercati
icon1 paolo | icon2 il miglior mondo possibile | icon4 07 20th, 2008| icon3Comments Off

Da qualche anno i ceri con la faccia spaventosa di Padre Pio hanno invaso come mucillaggini i banchi dei supermercati. Non me ne abbiano i devoti, ma c’e’ una sublime ironia negli scaffali del teutonico Billa che mostrano l’effigie del santo di Pietralcina, quell’immagine capace di ispirare incubi anche al piu’ coraggioso dei bambini.
I bambini, sia detto per inciso, sono la migliore cartina tornasole per quanto riguarda la fisiognomica.
Quando io ero bambino, i ceri al supermarket non c’erano, o forse non li notavo.
Poi sono arrivati quelli ricoperti dalla plastica rossa, anonimi, quasi tranquillizzanti. E ora questi.
E’ dai piccoli dettagli che si nota il moto della risacca, che ci inghiotte.

Jul 19
associazioni tra suoni
icon1 paolo | icon2 arti (e parti), il miglior mondo possibile | icon4 07 19th, 2008| icon3Comments Off

Mi dicono che i siti che associano secondo parametri quantitativi i brani musicali accostano invariabilmente Avril Lavigne ai Minutemen. Occorre altro per dimostrare l’involontaria ironia del mondo in cui ci troviamo? Ma qualcuno la cogliera’, questa ironia?

Jul 18
viaggi minimi – Berlino 4
icon1 paolo | icon2 Microviaggi e derive | icon4 07 18th, 2008| icon3Comments Off

Ora che il comunismo e’ morto e nulla lascia presagire che ritornera’, posso anche scrivere che i palazzi della Karl Marx Allee sono il posto dove preferisco passeggiare. Sparuti negozi, altro che gli albergoni e i caffe’ di Unter Der Linden. Ampi spazi. Gente in bici.
Alexanderplatz e’ uno spazio sbilenco e sgraziato, quasi deforme, eppure finisco sempre per gravitare li’ attorno. Quanto vuoto in mezzo a tutto questo pieno. Qui tutto puo’ succedere. E non importa se non succedera’.

Jul 16
viaggi minimi – Berlino 3
icon1 paolo | icon2 Microviaggi e derive | icon4 07 16th, 2008| icon3Comments Off

Delle citta’ visito sempre i cimiteri. Nessun riflesso tardoromantico. Amo i parchi, mi piacciono le storie delle persone.
Berlino ne ha tanti, di cimiteri. Poca monumentalita’. Quello in cui sono capitato per caso ospita storie illustri, eppure non si direbbe. Non ha niente del Pere Lachaise, di Staglieno o di Highgate. Qui le sepolture sono modeste, una accanto all’altra, quasi un socialismo della morte. C’e qualcosa di familiare, forse addirittura di rustico.
Hegel, sì, proprio il tronfissimo Hegel, riposa modestamente accanto a Fichte, ed entrambi con le consorti. Li potresti immaginare come commensali ad una tavolata di periferia, in una sera di tarda estate.
Brecht e la moglie,
due pietre con i nomi ricoperte da fiori di campo, sotto la finestra di casa. Piu’ familiare di cosi’.

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