Ho abbozzato un manuale di viaggi minimi (il tempo di un cambio di treno), ma ora mi sposto con gli aerei lowcost che costano assai meno. Pero’ gli aeroporti italiani, europei, si somigliano tutti. In 30 minuti, nelle zone aeroportuali, non hai nulla da visitare.
Ecco allora il progetto 2008, il piu’ difficile. Una forma di autoinganno, amaro come tutte le cose che sai non poter essere reali. Ricordarsi il meno possibile di avere la nazionalita’ di un paese in realta’ straniero.
Rammento la definizione di un libro, penso che fosse “La grande Vienna” di Toulmin, a proposito della generazione dei viennesi poco prima del tracollo dell’Austria-Kakania. “Alienati insieme al loro paese”. Un intero paese collassava. Il “mondo di ieri” veniva a mancare (ma che libro mediocre, quello di Zweig!). Del nostro collasso, ma forse dovrei limitarmi a parlare del mio, non saprei definire i confini. Mi limito a cercare una mediocre via di fuga.
Non ho mai posseduto un televisore. Eppure mi accorgo di non aver problemi a seguire le discussioni sulla metropolitana, in ufficio, a proposito di eventi televisivi. Conosco i personaggi, le situazioni. Eccolo li’, il rumore di fondo. Non avere l’apparecchio televisivo non e’ abbastanza, non rappresenta neppure un piccolissimo passo in avanti. Comunque e’ un primo punto.