Jun 20

Come impiegare i 30 minuti di attesa dell’Eurostar per Roma.

Vicenza – pala di Lorenzo Veneziano.

Con questo post inauguro una (irregolare) serie dedicata alla mia unica
forma di turismo: quello compreso nell’intervallo di tempo tra un treno e l’altro.
Vicenza ben si presta a questo genere di attivita’ per i seguenti motivi:

1) Stazione vicinissima al centro storico
2) Le cose da vedere sono numerose e di grande bellezza
3) La passeggiata e’ sempre piacevole (in centro non ci sono le macchine).
4) Per sopravvivere bisogna saper fare di necessita’ virtu’ e Vicenza e’, per il viaggiatore che non puo’ permettersi le molli comodita’ o gli isterismi del normale turismo, un buon obiettivo.

L’itinerario e’ facilissimo. Si esce dalla stazione: di fronte a noi i grandi giardini del Campo di Marte. Il grande stradone, Viale Roma, conduce a Piazzale De Gasperi (5-8 minuti dalla stazione).
La strada a destra (non mi ricordo il nome…) conduce in 2 min al Duomo.

Il Duomo di Vicenza non e’ certo la cosa migliore di una citta’ ricchissima. Distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, non puo’ vantare grande ricchezza di opere.
Eppure… Dopo uno sguardo alla facciata tardogotica e alla cupola palladiana, entro nel grande interno a navata unica. Ho 8-10 minuti di tempo per potermi gestire in sicurezza il ritorno. Punto con decisione alla cosa migliore, e di gran lunga, del tempio: il polittico di Lorenzo Veneziano.
Si puo’ andare a colpo sicuro: quinta cappella a destra.
Le scene raffigurate: Dormizione della Vergine, Crocefissione, Apostoli, Evangelisti e Santi.
L’opera e’ datata 1366. Non sono uno storico dell’arte e non mi addentro nell’esegesi. Basti dire che e’ stupenda.
Ritorno per la strada dell’andata (10 min. circa). Tempo complessivo: 25 minuti marciando di buon passo (qui torna utile l’esperienza di anni di turismo in forma minima).

Jun 12

Ho per un po’ abbandonato questo taccuino virtuale. Non che non abbia annotato cose, solo che l’ho fatto come da tradizione. Su biglietti del treno, carta di riciclo, vecchi quaderni.
Non ho visto molto di notevole, in queste settimane, ma ho vissuto qualcosa di notevole, anche se non saprei dire bene cosa. Forse qualcosa che riguarda il respiro, non saprei come scriverlo. Respiro di bimbi, il mio respiro affannato in montagna. Un prestare attenzione alla mente, al suo contorcersi. Tanto respiro nel fresco dell’aria dopo il temporale.
E poi, azioni meccaniche, ma dense, al di la’ dei gesti banali.
Il click di un banco di memoria nel suo nuovo slot, ad esempio.
Serata passata a rincorrere idee di numeri e stringhe, con l’amico smanettone che ti ricorda di quando sembrava normale scrivere codice assembler. E i fotogrammi rubati a Bresson e congelati sul disco. Viaggi su rotaia con la musica di “In the mood for love” nelle orecchie. Una foto di Emmanuelle Beart bionda nel film di Ozon, bella da togliere il fiato, e ancora i ricordi recenti di un Salman Rushdie ingrassato che parla di attualita’ e politica ai fori, e io che guardo i fori di notte, bellissimi, e chi se ne importa di Rushdie e di Blair e di Brown. O erano i fori a farsi guardare da me, da noi? O era solo il guardare cio’ che contava davvero?
Mi dicono di uno Springsteen bellissimo al Palaeur. Un concerto per chi non ama Springsteen, terminato con una cover dei Suicide (forse mi sarebbe piaciuto QUESTO concerto di Springsteen).
La campagna mi scivola attorno, dal finestrino dove la luce radente di un sole al tramonto mi abbaglia lo sguardo.