Mar 24
Apolide
icon1 paolo | icon2 tutto il resto... | icon4 03 24th, 2005| icon3No Comments »

In giorni come questi, vorrei poter pensare ad altro. In parte ci riesco. Mi concentro su barre dinamiche, codice da ottimizzare, validazioni.
Poi torno a sentire tutto il peso di vivere qui, adesso, in questo paese che mi da’ la nausea.
Pensare a Calderoli e Nania padri della nuova costituzione, ascoltare i commenti di Rutelli, mi getta nel panico. Fuggire via, emigrare. Ma dove, dove?
Opto per la selezione random di due dischi. Pesco “Mellon Collie” degli Smashing Pumpkins e “Sweet Oblivion” degli Screaming Trees. Due dischi vecchi. Non sopporto la voce di Corgan (Dio com’e’ giovane nella foto del disco). Pero’ il cd e’ bello, ancora molto bello.
Leggo un paio di racconti dalle “Memorie di un viaggiatore spaziale” di Stanislaw Lem. Forse e’ nello spazio che potrei tagliare le mie radici. Forse neppure li’.
Quanta gente passa, durante il giorno, nella mia stanza. Aprono la porta, che cigola un poco, mi osservano un secondo con un sorriso, poi mi chiedono immancabilmente se ho un minuto da dedicare al loro computer. Si’, ho sempre un minuto per i loro computer.
Vedo desktop strabordanti di icone, osservo i nomi delle directories che hanno creato. Mi passano davanti cosi’ tante vite… Non immaginano quanto quei desktop, quanto quelle cartelline parlino di loro. Tutto un brulicare di vita, confusa, in un paese vuoto.

Mar 22

Cent’anni dalla nascita di Sartre. Auguri.
Cosa resta del folklore esistenzialista?
Cosa della sostanza esistenzialista?
Leggere Gombrowicz o “L’essere e il nulla” richiede coraggio. E quella pazienza, quella disponibilita’ di tempo e di energia intellettuale che sempre piu’ mi difettano.
Analizzo con passione il nome dei bot che vengono a visitare queste pagine. Ogni tanto chiudo gli occhi ed immagino il lavoro silenzioso e solitario dei milioni di agenti software che vagano per la rete, cercando di classificare tutte le nostre parole vane. Lavoro improbo. Muto e vano.
Penso a tutti questi nodi, che non vengono mai al pettine, come a un’entita’ collettiva viva. Forse solo l’insieme, il disegno dell’insieme ha una sua logica.
Ascolto discorsi sul treno, sulla metropolitana, nei bus che mi portano al lavoro.
Tutti parlano di economia, proprio tutti. Trionfo postumo del marxismo da osteria, in una palingenesi dei fini che sfiora l’assurdo.
Sono di nuovo nella capitale, nel brulichio. Porto con me la macchina fotografica e guardo, cerco di guardare con occhi sgombri. Il Veneto e’ lontano. La batteria del portatile non regge.