Sep 1
Attrezzarsi
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 09 1st, 2010| icon3No Comments »

Il sasso che tiene ferma la porta è stato rimosso, e quella sbatte, spinta dal vento. E’ svanito il conforto di un paese in sè orrendo, eppure rifugio nella mia mente,  e spesso porto accogliente. Clic, cancellato.

Pare che io debba rilassarmi.  Tornare a emozionarmi per gli utensili del Lidl. Ma non trovo consolazione negli oggetti, che pure mi guardano  da presso.

Siamo tanti in fuga,  lo capisco leggendo qua e là; almeno questo è un pensiero che conforta. In tanti si consolano scrivendo di non luoghi: imperi caduti, stati inesistenti. Qualcosa come un’amnesia del passato,  da ricreare in un presente altro. Risvegliandosi senza passato in un posto conosciuto malamente nell’infanzia, e ancora da esplorare.

Sento nettamente la mia condanna alla memoria lenta, all’analisi di ogni istante. Il mio è un perdurare, momentaneo ma lentissimo, in un passato che ritorna ad ogni momento presente. Sono le notti di rimescolio, reminiscenza. La cassettiera con gli scomparti, i tasselli che scorrono e si incastrano. Rovesciando Sylvia Plath, sono orizzontale, vorrei essere verticale.

La musica salva davvero la vita. C’è sempre, sempre una canzone che esprime qualcosa di simile al tuo sentire, nell’istante in cui ascolti. Se non c’è è perchè non hai sentito abbastanza musica. Questa comunanza è conforto. Una specie di miracolo che si rinnova. E’ pur sempre qualcosa.

Aug 31

La normalità è una linea retta con brevi ondulazioni e sussulti. Non ho ricevuto questo dono in dote. Guardo intorno e vedo linee spezzate, segmenti interrotti, punte e fossi. Talvolta curve,  svolte,  inversioni a U, anche.
Eppure, oggi ho capito qualcosa:  che la normalità ha a che vedere con l’invisibilità. E sono io a dovermi fare impalpabile, invisibile,  retto e senza ondulazioni.  E non ne sono più capace.

Aug 25

E’ il titolo di un film, che non ho visto.
Però questi sono i termini di una questione non banale: per perdonare non è possibile dimenticare. Per dimenticare non si può perdonare.
E’ qualcosa di simile alla dicotomia libertà – uguaglianza. Un binomio impossibile da coniugare.
Mi è stato consigliato di sostituire i due termini con questo: accettare.
Ma accettare è tremendamente difficile.

Aug 19
una traccia di luce
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 19th, 2010| icon3No Comments »

Quelli come me non scrivono che nei giorni bui. Della luce, non rimane quasi traccia tra le pagine dei taccuini imbrattati di segni, rimandi, schizzi e parole. Perchè la felicità si vive, non si trova il tempo di raccontarla. Ieri, la grazia di un giorno sereno. Del passeggiare senza una meta in una città deserta, con una luce caldissima. Un hot dog e un teatro. Fiori trovati su di una panchina. Laghetti. Coppie che si fanno autoscatti e sorridono scentrati dentro a un display, parlando in spagnolo o in inglese. Bambini in bici. La mia camicia di lino preferita mossa da un po’ di vento.  La città di notte. E qualche ora di sonno. Finalmente qualche ora di sonno.

Aug 18

Questo penso stanotte. L’irreversibilità della freccia del tempo è inesorabile e rende i fatti irreversibili. Le date che ho in mente saranno sempre esistite, fino a che durerà il mio mondo. E questo, questo è l’intollerabile.

Riavvolgere il tempo, modificare gli avvenimenti. L’unidirezionalità della freccia del tempo mi tormenta: se il tempo scorre sempre in una sola direzione, i fatti sono irreversibili. E ogni scelta è una scelta cruciale.

Ogni scelta rimane, per così dire, incastonata nel mio mondo. E’ una scelta decisiva. E non posso liberarmene.

Aug 15
incipit
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 15th, 2010| icon3No Comments »

Rüya dormiva a pancia in giù nel buio dolce e tiepido, sotto i rilievi, le valli ombrose e le delicate colline celesti dell’azzurra trapunta a quadri che copriva completamente il letto. Dalla strada giungevano i primi rumori del mattino d’inverno: il passaggio di qualche automobile e di vecchi autobus, lo sbatacchiare sul marciapiede dei bollitori in rame che il venditore di salep condivideva con il pasticciere, il fischietto del chiama-vetture alla fermata dei dolmus. Tende blu scuro affievolivano la luce plumbea che filtrava nella stanza. Galip, ancora pieno di sonno, guardò il viso della moglie che sporgeva dalla trapunta: il mento di Riiya era sommerso nel cuscino di piuma. Nella curva della fronte c’era qualcosa di surreale, che suscitava in lui un’ansiosa curiosità verso gli eventi meravigliosi che avevano luogo dentro quella testa. «La memoria – aveva scritto Celal in una delle sue rubriche – è un giardino». «Giardini di Rüya, giardini del Sogno… -si era detto allora Galip. – Non pensarci, non pensarci, altrimenti diventeresti geloso !» Ma Galip, osservando la fronte della moglie, non poté fare a meno di pensarci.

“Il libro nero” – Orhan Pamuk

Aug 14
incipit
icon1 admin | icon2 luce | icon4 08 14th, 2010| icon3No Comments »

Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto. Se l’avessi capito, se allora l’avessi capito, avrei forse potuto preservare quell’attimo e le cose sarebbero andate diversamente? Sì, se avessi intuito che quello era l’istante più felice della mia vita non mi sarei lasciato sfuggire una felicità così grande per nulla al mondo. Quell’istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò solo qualche secondo, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni. Era il 26 maggio 1975, un lunedì, all’incirca le tre meno un quarto…

“Il museo dell’innocenza” – Orhan Pamuk

Aug 13
Frederick
icon1 admin | icon2 luce, musica | icon4 08 13th, 2010| icon3No Comments »

Quando le luci a Piazza San Marco si sono spente (ed erano le luci delle Procuratie, non fari di scena) Patti Smith ha iniziato a cantare.  “Frederick”, certo. Non ricordava neppure le parole. Ma io, noi tutti, sì.
Vorrei che un attimo potesse durare più a lungo, che la consolazione della musica potesse non arrestarsi. Che Jim Carroll non fosse morto veramente e continuasse a scrivere. Che Dancing Barefoot durasse una notte intera.
E allora anche il non dormire avrebbe un senso.

on this night of wonder
on this night I know
i would give all
if you called
to say hello

Aug 13
rileggo
icon1 admin | icon2 cronache dal buio | icon4 08 13th, 2010| icon3No Comments »

Rileggo vecchi sms che ho dimenticato di cancellare. Cose tipo “Cuocio gli asparagi”, “In piscina” o “Tra 5 minuti in gelateria. Scendi?”.

Queste sono le cose che avevo, senza sapere di averle.

Ora non leggo messaggi, li interpreto. E, Dio mio, è terribile farlo. Ho bisogno di trovare un sorriso in me.

Aug 10

E così davvero
non oserò mai
(e chi, insomma,
può vietarmelo qui,
di certo non voi, miei carissimi,
di certo non voi)

confessare:

nella mia vita ci sono stati, sì, ci sono stati
questi attacchi di felicità,
queste colonne di luce e di polvere
(e per un po’ ho avuto tutti accanto a me
dentro il pulviscolo dorato),

e tutti quelli che mi amavano,
e tutti quelli che non mi amavano
e tutti quelli che non mi hanno mai amato
se ne sono andati.

p.s. il blog è questo

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